giovedì 24 novembre 2011

La poesia

La poesia dà sincronia
alle nostre anime.

Balbetta nelle tenebre
per rischiarare il cammino.

Addolcisce il sale
per dar vita ad un nuovo gusto.

Addormenta le nostre stanchezze
per accarezzarci nella culla.

Ci chiama al gioco con uno schiaffo
per farci sorridere più forte.

Un amore in cima al mondo.

martedì 8 novembre 2011

1 - Crudo; 2 - Giornalistico; 3 - Leggero

1)

Suonò al campanello.
Soara aprì, dopo aver intromesso il suo bulbo oculare nell’oblò minuscolo al centro della sua porta.
«Ciao Franco!», abbozzando un compiaciuto sorriso, lasciando le proprie intime vesti ad inamidarsi da un involontario sussulto erotico. Non aveva mai pensato a Franco in questi termini: certo il suo fascino affilato le aveva sempre penetrato tra le costole, ma mai si era soffermata, abituata com’era a lasciar sbiadire certe emozioni dalla fedeltà coniugale.
Franco entrò. Soara chiuse la porta.
La colluttazione fu subito violenta e la forza bestiale dell’uomo la tramortì: una meteora devastatrice piovuta dal cielo! E subito triturò le carni del suo cratere con quell’arnese ad uncino che il mostro si era procurato: che piacere vivido! In tre minuti la preda era a pezzi sparsi, le pareti e i pavimenti se ne stavano intimoriti a bagnarsi di sangue: la casa si era trasformata in un alcova di bassi istinti omicidi.
Aprì la porta e si dileguò.

2)
Il campanello suonò. La signora Lordi guardò dallo spioncino e riconobbe il signor Trenti, un amico di suo marito. La donna aprì la porta e salutò l’uomo, nascondendo una certa contentezza ed eccitazione. Una volta chiusi in casa, l’uomo aggredì improvvisamente la signora Lordi, estraendo dal proprio cappotto un ferro fatto ad uncino. Lo affondò nello sterno della donna, scavando chirurgicamente e recidendo prima i tendini e poi fratturando giù giù diverse costole.
Con tutta la forza che aveva maturato in anni di palestra e body building, il signor Trenti, spezzò le membra alla signora, spargendole per la casa.
Poi sparì dall’appartamento, ormai abbondantemente bagnato di sangue.

3)
Il lieve suono del campanello solleticò l’orecchio di Soara. Profuse il suo sguardo curioso oltre lo spioncino ed intravide Franco, un amico di suo marito. La sorprese una punta di eccitazione che fece gioire il cuore in un’acrobazia come da tanto non ne provava. Lo fece entrare e lo salutò con un lucente sorriso.
Lui, con uno sguardo di fiele, la prese fra le sue braccia e gli piantò un arnese a forma di uncino nel corpo. Con un’abilità da chirurgo, con gesti decisi, dipinse un preciso percorso all’interno di quelle morbide carni, con una calma unica che approfittava dello svenimento della donna.
Finì la sua opera moderna staccando con gentilezza le membra femminili e disponendole con un ordine artistico per la casa. Dall’alto, poteva sembrare una stanza del Beaubourg.
L’autore sfinito se ne andò mesto.